C’è una domanda che secondo noi viene fatta troppo poco e che andrebbe insegnata a scuola insieme a educazione civica e a come riconoscere una fregatura: quanto costa davvero fare una ricetta vista su Instagram?
Non il costo scritto nella descrizione del video. Non il costo teorico di una porzione calcolata da qualcuno che evidentemente possiede già una dispensa organizzata come un laboratorio farmaceutico. Intendiamo il costo reale. Quello che paghi tu. Quello che include il tempo, gli ingredienti che non hai, il giro di negozi, la stanchezza, la delusione finale e quella confezione gigantesca di qualcosa che rimarrà a occupare spazio in cucina fino a quando non cambierai casa.
Perché la ricetta di Instagram funziona sempre nello stesso modo.
Tu sei tranquilla. Non avevi nessuna intenzione di cucinare. Hai già mangiato. Hai appena aperto il telefono per cinque minuti che diventeranno quarantasette. Poi appare il video.
Musica rilassante.
Inquadratura dall’alto.
Una persona con mani incredibilmente curate prepara qualcosa che sembra uscito da un ristorante di cui nessuno sa pronunciare il nome.
Titolo:
“ricetta super facile”.
Durata:
28 secondi.
Commenti:
“fatta ieri 😍”.
Tu pensi:
ok, questa la faccio.
Errore.
Perché in quel momento non stai prendendo una decisione culinaria. Stai facendo una proiezione psicologica. Non vuoi davvero quella ricetta. Vuoi essere il tipo di persona che quella ricetta la farebbe.
E così il giorno dopo inizi.
Apri la lista ingredienti.
All’inizio tutto tranquillo.
Acqua.
Sale.
Olio.
Bene.
Poi cambia il tono.
Lievito alimentare.
Agar agar.
Psillio.
Anacardi.
Una cosa affumicata.
Una cosa fermentata.
Una cosa che sembra il nome di un farmaco.
E inizi a capire che non stai preparando una cena. Stai organizzando una spedizione.
A quel punto arriva il primo costo reale: la spesa.
Perché il problema non è trovare gli ingredienti. Il problema è che non esistono nel formato che ti serve.
Te ne servono 18 grammi.
La confezione è da 500.
Te ne servono due cucchiai.
Il pacco sembra destinato a una mensa aziendale.
E quindi inizi a comprare.
Cinque euro.
Sette euro.
Dodici euro.
Quattro euro.
Finché il totale diventa una cifra che non hai mai visto spendere per qualcosa che fino al giorno prima chiamavi “esperimento”.
Poi arriva il secondo costo.
Quello che nessuno racconta.
Il tempo.
Perché nel video non mostrano mai il momento in cui torni dal supermercato e scopri che ti manca una cosa. Non mostrano il momento in cui cerchi online il sostituto di quella cosa. Non mostrano il momento in cui leggi quindici commenti tutti diversi e nessuno utile. Non mostrano il momento in cui inizi a chiederti se davvero il sapore finale giustifichi tutto questo.
Instagram mostra il piatto.
Non mostra il pellegrinaggio.
E quando finalmente inizi a cucinare succede una cosa interessante.
Non ti stai più divertendo.
Stai difendendo un investimento.
Hai comprato gli ingredienti.
Hai raccontato a qualcuno che la stavi facendo.
Hai ormai deciso che quella ricetta deve riuscire per una questione di principio.
Ed è qui che il cibo smette di essere cibo e diventa una missione personale.
Poi arriva il momento finale.
Assaggi.
È buono.
Anche molto buono.
Ma mentre mastichi inizi a fare un conto mentale che nessun reel mostra mai.
Hai speso quasi quaranta euro.
Hai usato il 3% degli ingredienti acquistati.
Hai sporcato tutta la cucina.
Hai dedicato metà giornata a una cosa che doveva essere “facilissima”.
E improvvisamente capisci una cosa molto fastidiosa.
Il problema non era il prezzo.
Il problema era il rapporto qualità–sbattimento.
Perché nessuno dice che una ricetta debba essere veloce.
Nessuno dice che non sia bello cucinare.
Ma internet ci ha convinto che per meritare il risultato bisogna sempre passare attraverso una quantità minima obbligatoria di complicazioni.
E forse non è vero.
Forse il piacere non sta nel cercare ingredienti per tre ore.
Forse il piacere sta nel fare.
Nel provare.
Nel mangiare.
Nel non dover organizzare una tabella Excel per preparare una mozzarella.
Alla fine abbiamo imparato una cosa.
Le ricette viste su Instagram costano raramente quello che pensi.
Costano molto di più.
Solo che non lo scopri al supermercato.
Lo scopri quando guardi quella confezione quasi piena in dispensa e realizzi che l’unica cosa che rifarai davvero… sarà la pasta.