Esistono momenti nella vita in cui capisci che le cose non stanno andando come previsto e, stranamente, quasi tutti iniziano con una frase pronunciata con troppa sicurezza.
Nel nostro caso è stata: “Tranquilli, manca solo il lievito alimentare.”
Erano le 16:47 di sabato e fino a quel momento tutto sembrava sotto controllo. Avevamo scelto una ricetta apparentemente semplice, di quelle che internet ama definire con parole molto pericolose come “facilissima”, “pronta in pochi minuti”, “con ingredienti che hai sicuramente già in casa” e altre forme moderne di narrativa fantastica.
Avevamo già visualizzato il risultato finale. Ci immaginavamo in cucina, rilassati, musica di sottofondo, una preparazione veloce e la soddisfazione finale di poter dire quella frase che piace tanto alle persone:
“l’ho fatto io”.
Poi abbiamo aperto la lista ingredienti.
E lì è apparso lui.
Lievito alimentare.
Ora, il problema del lievito alimentare non è il lievito alimentare. Il problema è che internet lo tratta come se fosse una cosa che tutti tengono accanto al sale e al pepe mentre nella vita reale il 90% delle persone scopre della sua esistenza esattamente nel momento in cui serve.
Apriamo la dispensa.
Niente.
Controlliamo dietro le farine che non usiamo dal lockdown.
Niente.
Controlliamo quel ripiano dove finiscono le cose che compriamo convinti di iniziare una nuova vita.
Niente.
A quel punto parte il primo viaggio.
Supermercato.
Entriamo con quella sicurezza di chi pensa che si tratti di una formalità. Dopo cinque minuti iniziano le domande. Dopo dieci minuti chiediamo aiuto. Dopo quindici minuti siamo accompagnati gentilmente nel reparto lieviti tradizionali da una persona che ci guarda con un misto di compassione e sospetto, come se stessimo cercando un ingrediente inventato per entrare gratis.
Spieghiamo che non è lievito per fare crescere gli impasti.
Silenzio.
Ci viene indicato il reparto integratori.
Silenzio più lungo.
Usciamo.
Secondo tentativo.
Negozio bio.
Entriamo e per la prima volta nella giornata sentiamo un piccolo sollievo perché qui almeno nessuno sembra stupito dalla richiesta. Troviamo finalmente il prodotto. Lo prendiamo in mano. Lo guardiamo.
Peso: sufficiente per preparare circa duecento ricette.
Prezzo: sufficiente per rivalutare l’intero progetto.
Ed è lì che arriva la domanda vera.
Ma siamo sicuri di voler spendere soldi, tempo e stabilità emotiva per usare due cucchiai di una polvere che probabilmente rimarrà in dispensa fino al prossimo cambio di cucina?
Perché questa è la parte che nessuno racconta delle ricette online. Il video finisce sempre nel momento perfetto. Nessuno mostra il sabato pomeriggio perso. Nessuno mostra il giro di negozi. Nessuno mostra il momento in cui inizi a fare calcoli mentali del tipo:
“se divido il costo del pacco per il numero di ricette che potrei teoricamente fare…”
Spoiler.
Non le farai.
Alla fine succede sempre la stessa cosa. Torni a casa, apri il telefono e inizi a cercare alternative. Scopri forum abbandonati nel 2013, persone che consigliano ingredienti completamente diversi e utenti che scrivono:
“io non lo metto”.
Grazie.
Utilissimo.
E a quel punto realizzi una cosa abbastanza fastidiosa.
Il problema non è che non hai voglia di cucinare.
Hai voglia di cucinare.
Non hai voglia di trasformare una ricetta in una missione organizzata.
Non hai voglia di comprare confezioni enormi per usarne una parte minuscola. Non hai voglia di dedicare il sabato pomeriggio a inseguire ingredienti che fino al giorno prima non sapevi esistessero. Non hai voglia di sentirti in colpa perché hai rinunciato.
Alla fine non abbiamo fatto la ricetta.
Abbiamo mangiato altro.
Ed è stato sorprendentemente buono lo stesso.
Però abbiamo imparato una cosa.
Quando una ricetta viene definita facile, quello che spesso vogliono dire è:
facile se hai già tutto.
E questa, sinceramente, ci sembra una definizione un po’ creativa.
Firmato:
quelli che alle 18:54 hanno iniziato a pensare che il kit fosse una buona idea.