Esiste un cassetto in ogni cucina.
Non importa quanto tu sia ordinata, minimalista o convinta di avere il controllo della situazione.
Esiste sempre.
È quel posto dove finiscono gli ingredienti comprati con entusiasmo e abbandonati con maturità.
Lo apri per cercare il sale e trovi una versione passata di te stessa.
Una che aveva tempo.
Una che aveva ambizione.
Una che pensava davvero che avrebbe rifatto quella ricetta.
Perché c’è una dinamica molto precisa che si ripete ogni volta che qualcuno decide di provare una ricetta un po’ diversa dal solito.
All’inizio c’è entusiasmo.
Poi c’è il tutorial.
Poi c’è la spesa.
Poi c’è il momento in cui scopri che l’ingrediente che ti serve viene venduto esclusivamente in quantità sufficienti a coprire il fabbisogno di una piccola comunità.
Lo compri.
Lo usi una volta.
E da quel momento non è più un ingrediente.
Diventa un reperto archeologico.
Il primo della lista è ovviamente il lievito alimentare.
Che attenzione, è buonissimo.
Non stiamo criticando il prodotto.
Stiamo criticando il fatto che nella vita reale te ne servano due cucchiai e tu finisca con un pacco abbastanza grande da essere ereditato.
All’inizio sei motivata.
Lo metti ovunque.
Pasta.
Verdure.
Insalate.
Poi smetti.
Due anni dopo lo ritrovi.
Lo guardi.
Lui guarda te.
Nessuno parla.
Subito dopo arrivano gli anacardi.
L’ingrediente ufficiale delle persone che hanno appena scoperto che quasi tutto può diventare una crema.
All’inizio è bellissimo.
Fai salse.
Fai formaggi.
Fai cose che non dovrebbero essere cremose ma lo diventano.
Poi passa.
E improvvisamente ti ritrovi con una quantità di anacardi che normalmente appartiene a uno scoiattolo molto organizzato.
Poi c’è lo psillio.
Qui entriamo in una categoria particolare perché questo ingrediente ha una caratteristica straordinaria.
La prima volta che lo compri impari come si scrive.
La seconda volta che lo vedi è perché stai traslocando.
Nel mezzo non succede niente.
C’è poi l’agar agar.
Che viene sempre descritto come una cosa semplicissima.
Lo usi una volta.
Per una preparazione che richiedeva una punta di cucchiaino.
Il resto del barattolo attraversa con te almeno una fase sentimentale e due cambi di disposizione della cucina.
Non possiamo ignorare il miso.
Ingrediente incredibile.
Talmente incredibile che il 90% delle persone lo compra per una ricetta e poi per mesi apre il frigo, vede il barattolo e pensa:
“prima o poi capirò di nuovo cosa farci.”
Non succede.
Poi arriva il tahin.
Che entra nella tua vita con grande entusiasmo perché improvvisamente vuoi fare hummus come una persona adulta.
Lo usi.
Ti piace.
Lo rimetti in frigo.
Tre mesi dopo ha assunto una consistenza che non appartiene più al regno alimentare.
Infine c’è lui.
L’ingrediente che nessuno ammette.
La spezia comprata per una sola ricetta.
Quella che ora vive nel mobile insieme a dodici altre spezie comprate per “sperimentare”.
Ogni tanto la guardi.
Ogni tanto la sposti.
Nessuno la usa.
Il punto è che questi ingredienti non sono il problema.
Anzi.
Sono ingredienti bellissimi.
Il problema è il meccanismo.
Perché internet ti vende una ricetta.
Il supermercato ti vende una confezione.
La tua cucina eredita il resto.
E così senza accorgertene costruisci una collezione privata di buone intenzioni alimentari.
Alla fine il vero ingrediente che avanza sempre non è il lievito alimentare.
È l’ottimismo.