C’è una categoria di persone che secondo noi viene sistematicamente sottovalutata e che invece racconta moltissimo del carattere, del modo di stare al mondo e perfino del rapporto che abbiamo con il tempo, con il piacere e con quella parte della vita adulta che ci costringe continuamente a essere efficienti, organizzati e ragionevoli.
Sono le persone che ordinano il dolce anche se sono piene.
Detta così sembra una cosa piccola, quasi irrilevante, uno di quei dettagli che noti al ristorante e dimentichi cinque minuti dopo. Invece secondo noi dentro quel momento c’è una quantità sorprendente di informazioni.
Perché tutti conosciamo quella scena.
La cena è praticamente finita. I piatti vengono portati via uno alla volta e il tavolo entra in quella fase strana che arriva solo verso la fine delle serate riuscite, quando nessuno sta più mangiando davvero ma nessuno si è ancora alzato, quando le persone si appoggiano leggermente allo schienale e iniziano a parlare con un ritmo diverso, meno attento, meno performativo, come se il fatto di aver già ordinato tutto avesse improvvisamente tolto pressione alla conversazione.
A quel punto il cameriere si avvicina e fa quella domanda che in teoria dovrebbe essere puramente tecnica ma che nella pratica riesce sempre a trasformarsi in una specie di test della personalità.
“Prendete un dolce?” Ed è lì che il tavolo si divide.
C’è il gruppo di quelli che risponde immediatamente di no, spesso con una velocità che sembra quasi morale. Sono quelli che appoggiano una mano sulla pancia, fanno una faccia stanca e dicono frasi come“io non ce la faccio davvero” oppure “sto scoppiando”.
Queste persone parlano del dolce come si parlerebbe di un investimento rischioso.
Poi però c’è l’altra categoria. Quelli che prendono il menù. E qui succede qualcosa di molto interessante, nessuno apre il menù dei dolci con fame. Nessuno.
A quel punto della cena la fame è già stata risolta da almeno quaranta minuti. Il corpo ha mandato segnali molto chiari. Hai mangiato il pane, l’antipasto, hai detto almeno una volta “questa cosa la devo assaggiare”, hai ordinato un piatto che non avresti ordinato da solo e hai già iniziato a pensare che domani mangerai leggero.
Eppure apri il menù. Perché? Per anni abbiamo pensato che fosse gola.Secondo noi non è quello. Secondo noi il dolce non c’entra quasi niente col cibo.
Il dolce arriva in un momento molto particolare della serata, cioè nel momento in cui non stai più scegliendo se mangiare ma se finire. Ed è una differenza enorme. Il dolce non prolunga il pasto, Prolunga il tavolo. Ordinarlo significa dire una cosa che nessuno dice ad alta voce “non ho ancora voglia di andare via”
Vuol dire tra dieci minuti torniamo tutti alle nostre vite, ai messaggi non letti, alla domenica sera, alla sveglia, al traffico, alle cose da fare e sinceramente per il momento possiamo anche rimandare.
Ed è per questo che ci fanno sorridere le persone che per tutta la cena ripetono che non prenderanno il dolce e poi, appena il menù arriva, iniziano a leggerlo con una concentrazione che non avevano mostrato nemmeno scegliendo il piatto principale.
Sono sempre le stesse persone che fanno domande molto precise, “Ma la cheesecake com’è?” – “Il tiramisù è grande?” – “Lo dividiamo?”
Questa frase meriterebbe un articolo a parte, nessuno che propone di dividere il dolce vuole davvero dividerlo. Vuole solo sentirsi una persona moderata fino al momento in cui il cucchiaino tocca il piatto.
In un mondo in cui dobbiamo continuamente giustificare ogni cosa con la produttività, con il benessere, con il controllo e con l’equilibrio, il dolce ordinato senza fame è uno degli ultimi gesti completamente inutili che ci concediamo.
Non migliora la giornata, non ottimizza niente. È solo una piccola ribellione contro l’idea che ogni esperienza debba finire appena ha raggiunto il suo scopo.
Le persone che ordinano il dolce anche se sono piene non sono persone che mangiano troppo, hanno capito una cosa molto semplice e molto difficile da spiegare. A volte il punto non è avere ancora fame. Il punto è che si stava bene. E non si ha ancora voglia di tornare a casa.